SUORE STUPRATE DA PRETI

•29 febbraio 2012 • 1 commento

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Abusi sessuali, stupri, sfruttamento, plagio: atti che hanno portato in molti casi a gravidanze e aborti.
I responsabili: preti e vescovi.
Le vittime: suore.
Il luogo: Africa (ma non solo).
La diffusione: altissima.
Sono queste le coordinate allarmanti di una piaga che è venuta alla luce grazie alla pubblicazione, da parte del settimanale statunitense National Catholic Reporter, di quattro documenti strettamente confidenziali elaborati da religiosi impegnati nella consulenza alle suore e nella prevenzione dell’Aids.
Da questi rapporti, stilati tra il 1994 e il 1998, viene alla luce una situazione che, benché non ignota, manifesta proporzioni molto più estese e gravi di quanto non si supponesse. Membri del clero cattolico, questo in sintesi il contenuto, hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione finanziaria e spirituale per ottenere prestazioni sessuali da parte delle suore, spesso portate dal loro condizionamento culturale ad obbedire all’ecclesiastico. Perché proprio le suore? Perché in una situazione di diffusione a macchia d’olio dell’Aids, specialmente in Africa, esse rappresentano un gruppo “safe”, sicuro, non a rischio. E sono molto più condizionabili, anche tramite false argomentazioni teologiche.
Il 18 febbraio 1995 un rapporto viene consegnato al cardinale Martinez Somalo, prefetto della Congregazione vaticana per la vita consacrata. E’ un pugno nello stomaco. Si parla di suore sfruttate sessualmente, sedotte e spesso violentate da preti e missionari. Messo in allarme il cardinale Martinez Somalo, incarica un gruppo di lavoro della Congregazione di approfondire la questione con suor Maria O’ Donohue, autrice del rapporto e coordinatrice per conto della Caritas internazionale e dell’agenzia Cafod (Fondo cattolico per lo sviluppo oltremare) i programmi sull’Aids.
Le sue denunce in Vaticano sono agghiaccianti. “La superiora di una comunità di religiose in un Paese è stata contattata da preti che chiedevano di rendere loro disponibili le suore per prestazioni sessuali. Al rifiuto della superiora, i preti hanno spiegato che altrimenti si sarebbero visti obbligati a recarsi al villaggio per trovare donne, esponendosi così al rischio dell’Aids”. “Grazie alle confidenze fattemi da molte sorelle nel corso delle mie visite – continua la O’Donohue – mi resi conto di questioni più profonde e anche più inquietanti di quelle già emerse. Queste rivelavano modelli di comportamento che ero riluttante ad accettare come fatti”. Spesso si trattava di vicende di cui esistevano prove documentali, e non solo di voci o racconti orali. 23 i Paesi che la missionaria cita: tra di essi, in gran parte africani, compaiono anche India, Filippine, Brasile, Colombia, Stati Uniti, Irlanda e Italia.
Nel 1998 anche la superiore religiosa suor Marie Mc Donald ha presentato un suo rapporto, gettando luce su «molestie sessuali e stupri perpetrati da preti e vescovi». Il Vaticano sta monitorando il fenomeno, sensibilizza discretamente i vescovi, ma non risultano atti ufficiali in cui il grave problema sia affrontato direttamente. «Per quanto io ne sappia, non è stata disposta alcuna ispezione», afferma suor Mc Donald, superiore della Suore Missionarie di Nostra Signora d’Africa. Le strategie dello sfruttamento sono varie, spiega: «Suore diventate finanziariamente dipendenti da preti, che possono chiedere in cambio favori sessuali» oppure preti che da direttori spirituali o confessori estorcono rapporti di sesso. «La cospirazione del silenzio – aggiunge – contribuisce al problema. Solo se lo affronteremo insieme, riusciremo a trovare le soluzioni».
“La Santa Sede conferma l’esistenza di casi di abusi sessuali subiti da religiose da parte di sacerdoti o missionari, afferma che sta trattando il problema – ristretto, però, ad un’area geografica delimitata”. Questa la risposta del Vaticano

Di seguito uno dei quattro documenti resi pubblici dal National Catholic Reporter.

IL PROBLEMA DELL’ABUSO SESSUALE NEI CONFRONTI DI SUORE AFRICANE IN AFRICA E A ROMA
Documento per il consiglio dei “16”di suor Marie McDonald, Superiora generale delle Missionarie di Nostra Signora d’Africa
Questo intervento si riferisce principalmente all’Africa e a suore, preti e vescovi africani. Ciò non si deve al fatto che il problema sia esclusivamente africano, ma al fatto che il gruppo che si è incontrato per preparare i temi dell’incontro di oggi faceva riferimento principalmente alla propria esperienza in Africa e ad informazioni avute da membri delle loro congregazioni o di altre congregazioni, soprattutto congregazioni diocesane in Africa.
Noi sappiamo che il problema esiste anche altrove.
Questo intervento tocca solamente un aspetto, seppur doloroso, della Chiesa africana. Siamo ben consci e grati dell’immenso bene che è stato compiuto ed è tuttora compiuto dal clero e dai religiosi, che conducono una vita integra ed evangelicamente fruttuosa. Non c’è bisogno di ricordare quei preti, vescovi e religiosi che in anni recenti in Africa hanno versato il loro sangue per la causa di Cristo e per le persone assegnate alle loro cure. È precisamente a causa del nostro amore per la Chiesa e per l’Africa che ci sentiamo tanto afflitti dal problema che vi presentiamo.
Potrebbero essere raccontate molte storie inquietanti. Tuttavia, siccome tutti qui sanno che questo problema esiste e che, nonostante moltissimi tentativi di migliorare la situazione, sembra che questa stia invece peggiorando, esporrò il problema in forma molto breve e concisa. Poi cercherò di spiegare quali sono le cause principali.Il problema
1.Viene comunemente asserita l’esistenza di molestie sessuali e persino di stupri da parte di preti e vescovi nei confronti di suore.
Talvolta quando una suora viene messa incinta, il prete insiste perché abortisca. Di solito la suora viene allontanata dalla sua congregazione mentre il prete, spesso, viene solamente trasferito ad un’altra parrocchia, o inviato a studiare.2.Molte suore diventano economicamente dipendenti da preti che talora chiedono in cambio prestazioni sessuali.3.I preti talvolta sfruttano il ruolo di direttori spirituali e di ministri del sacramento della Riconciliazione per chiedere prestazioni sessuali.Alcune cause di queste molestie
Celibato/castità in molti Paesi non costituiscono un valore. In alcuni Paesi per una giovane donna istruita il matrimonio potrebbe non rappresentare una scelta possibile, perché “il prezzo della sposa” è troppo alto. La vita religiosa potrebbe offrire una scelta alternativa: ma in tal caso è realmente una scelta di vita casta e celibe?La posizione inferiore delle donne nella società e nella Chiesa è un altro fattore da prendere in considerazione. Sembra che una suora trovi impossibile opporsi ad un prete che chiede prestazioni sessuali. Ella è stata educata a considerare se stessa inferiore, a essere servizievole e a obbedire, persino al suo fratello minore. È comprensibile allora che una suora trovi impossibile negarsi ad un ecclesiastico che chiede prestazioni sessuali. Questi uomini sono visti come “figure di autorità” cui bisogna ubbidire. Inoltre, di solito essi sono maggiormente istruiti ed hanno ricevuto una formazione teologica più avanzata rispetto alle suore. Potrebbero usare false argomentazioni teologiche per giustificare le loro richieste ed il loro comportamento. Le suore si impressionano facilmente con questi argomenti. Uno di questi suona come segue: “Siamo entrambi celibi consacrati. Ciò significa che abbiamo promesso di non sposarci. Tuttavia possiamo avere fra noi rapporti sessuali senza rompere i nostri voti.”La malattia pandemica dell’aids ha comportato che le suore sono ora più di prima ricercate dai preti perché si pensa che siano “sicure”.Situazione economica. Molte congregazioni femminili faticano a trovare abbastanza soldi per badare alle consorelle e per istruirle. Molto spesso quando le suore lavorano per una diocesi non viene loro pagato un giusto salario. Da quelle che vengono inviate all’estero per studiare ci si aspetta talvolta che mandino soldi alle loro congregazioni e alle famiglie a casa. In alcuni Paesi fuori dall’Africa, come gli Stati Uniti, le sorelle africane vengono sfruttate, con magri salari e inadeguata assicurazione sanitaria, per svolgere ministeri tradizionali, per esempio quello di catechiste, che sono stati abbandonati dalle congregazioni statunitensi.Poca comprensione della vita consacrata. Vescovi, preti, laici, e le stesse suore non capiscono in maniera adeguata la vita religiosa, né il significato dei voti né i carismi specifici di ogni Istituto.Reclutamento di aspiranti da parte di congregazioni che non hanno una sufficiente presenza in un determinato paese, e che non hanno abbastanza conoscenza di una determinata cultura. Talvolta i preti contribuiscono a questa azione di reclutamento.Le suore studentesse che vengono mandate all’estero, a Roma (e altrove in Europa e negli Stati Uniti) a studiare, spesso hanno problemi particolari. Uno di questi è quello di trovare un alloggio adeguato. Mentre a seminaristi e preti vengono offerti residence, molto meno viene fatto per le suore. Le suore inviate a studiare fuori dai loro Paesi sono spesso troppo giovani e/o immature. Mancano di guida, di sostegno e in molti casi di una solida formazione religiosa. Molte suore mancano anche dell’educazione di base necessaria per intraprendere ulteriori studi o, talvolta, hanno una conoscenza insufficiente della lingua nella quale devono studiare. Queste suore frequentemente si rivolgono a seminaristi e preti per un aiuto nello scrivere tesine. Le prestazioni sessuali sono, alcune volte, il pagamento che debbono offrire per un tale aiuto. Non desidero con questo sostenere che solo i preti e i vescovi sono da accusare e che le suore sono semplicemente le loro vittime. No, può essere che le suore talvolta siano fin troppo consenzienti, oppure ingenue.Silenzio. Forse un altro fattore è la “cospirazione del silenzio” che avvolge questo argomento. Solo se siamo in grado di affrontarlo insieme onestamente saremo in grado di trovare delle soluzioni.
A marzo di quest’anno, io ho fatto una relazione ai vescovi della Commissione Permanente del Secam (Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e del Madagascar, ndt) sui “Problemi che si pongono alle congregazioni religiose”. La violenza sessuale nei confronti delle suore era uno dei principali problemi proposti. Siccome la maggior parte di quello che presentavo era basato su relazioni provenienti da congregazioni diocesane e dalle Conferenze delle Superiori Maggiori in Africa, mi sentivo molto convinta dell’autenticità di ciò che stavo dicendo. I vescovi presenti sentirono come sleale da parte delle suore l’aver mandato tali relazioni fuori dalla loro diocesi. Dissero che le suore in questione avrebbero dovuto rivolgersi al loro vescovo diocesano per questi problemi. Naturalmente, questo sarebbe stato e sarebbe l’ideale. Tuttavia le suore sostengono di averlo tentato più e più volte. Talvolta non sono state ben accolte. In alcuni casi sono state accusate per ciò che era successo. Anche quando vengano ascoltate con grande comprensione, non sembra che venga fatto alcunché.
In alcune sedute ufficiali e ufficiose, in questi ultimi anni, i Superiori Generali a Roma hanno ascoltato e si sono scambiati resoconti di violenze sessuali. Sembra che sia arrivato il momento di un’azione concertata.
Pensiamo che questo possa essere fatto al meglio aiutandosi reciprocamente a sviluppare delle politiche mirate ad affrontare i problemi prima e dopo il loro insorgere.

PRETI MALATI D’AIDS: L’EPIDEMIA CHE PER IL VATICANO “NON ESISTE”

•29 febbraio 2012 • 2 commenti

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Per la chiesa le unioni omosessuali sono una “deplorevole distorsione” e l’adozione da parte di genitori gay “un grave pericolo”.
Il Vaticano sostiene da sempre che alle lesbiche e ai gay dovrebbe essere rifiutato il diritto di adottare, di condividere l’esercizio della patria potestà, di allenare, di essere ordinati sacerdoti o di prestare servizio militare. Addirittura i preti che difendono i loro parrocchiani gay sono ridotti al silenzio e persino allontanati dal loro ministero.
Se poi affrontiamo un problema come l’Aids, la chiesa la ritiene una sorta di castigo divino per omosessuali, drogati e per chiunque viva una sessualità “disordinata”.
Viste queste posizioni, non stupisce che il caso dei preti malati di Aids sia occasione non di applicazione delle virtù cristiane, ma del massimo disagio e della massima ipocrisia.
Sui loro certificati di morte è scritto deceduto per polmonite o linfoma, mai, o raramente per Aids. Un’attenzione in più per chi ha deciso di scegliere il celibato o forse una mistificazione per non ammettere apertamente che l’Aids è una malattia che sta uccidendo non solo i gay e gli eterosessuali, ma anche i preti cattolici della puritana America
Secondo un’inchiesta del Kansas City Star, quotidiano del Midwest, i sacerdoti cattolici sarebbero colpiti dal virus Hiv addirittura quattro volte di più della media della popolazione americana
L’inchiesta svolta dal giornale americano è stata lunga e approfondita. Nel solo Missouri e nello stato del Kansas, almeno 16 preti e due religiosi di ordine superiore sono morti di Aids negli ultimi anni. Ma dalle testimonianze raccolte questa sarebbe solo la punta di un iceberg. L’inchiesta del quotidiano è basata sullo studio dei certificati di morte e su interviste con decine di esperti, di medici e religiosi.
Il dottor Farley Cleghorn, dell’Istituto di virologia di Baltimora, ha ammesso di aver curato una ventina di religiosi. E tutti, quando si sono recati dal medico, hanno chiesto fosse mantenuto il segreto sul loro stato di malati.
Tremila questionari anonimi sono stati inviati ad altrettanti sacerdoti, oltre 800 hanno risposto ammettendo che il problema esiste. Sei religiosi su dieci hanno dichiarato di conoscere almeno un collega morto di Aids, un terzo di conoscere un sacerdote malato di Aids e alla domanda sul loro orientamento sessuale il 15% si è dichiarato gay e il 5% bisex.
Charlie Isola, medico di New York, intervistato dal quotidiano, ha ammesso che tutti i preti da lui curati avevano un’età compresa tra i 40 e i 60 anni e avevano contratto l’infezione sessualmente.
Joseph Barone, psichiatra, istituì di nascosto una ricerca sull’Aids nel clero. Effettuò analisi e controlli su decine di seminaristi del College, fornendo loro nomi fittizi. I seminaristi vennero remunerati come volontari per la ricerca. Il risultato fu che uno su 12 era sieropositivo. La maggior parte era gay e aveva contratto l’Aids attraverso il rapporto sessuale. Un prete che aveva contratto il virus lo aveva trasmesso ad altri otto preti.
Perché secondo gli esperti sentiti dal Kansas City Star, nonostante ci siano molti modi per contrarre l’infezione, il contagio per i preti cattolici americani è avvenuto, nella maggior parte dei casi, attraverso il rapporto sessuale. La Chiesa cattolica americana conosce il problema. Non a caso, secondo il Kansas City Star, “la maggior parte delle diocesi e degli ordini religiosi ha iniziato a richiede agli aspiranti seminaristi il test anti-Aids prima dell’ordinazione”.
Non si conosce precisamente il numero dei preti morti di Aids o Hiv positivi: spesso infatti l’unico loro compagno è il silenzio, e i pochi che hanno il coraggio di confidarlo a un superiore vengono confinati e tenuti nascosti.
Suscitò comunque scalpore il caso dell’arcivescovo Emerson J.Moore della diocesi di New York, che nel 1995 si fece ricoverare in una clinica specializzata del Minnesota facendo scrivere sulla cartella clinica che era un semplice «lavoratore dell’industria». Quando morì scrissero sul certificato «per cause naturali sconosciute». Le associazioni degli attivisti contro l’Aids che lo hanno assistito per mesi insorsero facendo causa all’ospedale e questo fu costretto a fare marcia indietro e a scrivere la verità sul certificato di morte (ma glissò sulla sua vera professione).
Il Vaticano non commenta e lascia la parola ai vescovi locali
Anche in Italia esistono casi di preti sieropositivi o con Aids. Il settimanale “Panorama”, in due articoli apparsi nel giugno e nel novembre del 2000, rivelò che anche da ci sono centri specializzati per la cura dei sacerdoti omosessuali malati di Aids. La ricerca ne ha individuati due: uno a Trento, e uno a Genova.
Don Mazzi, sempre attraverso un’intervista a “Panorama”, afferma che il fenomeno dei preti sieropositivi in Italia c’è, e riguarda, per sua esperienza diretta, preti eterosessuali che ha assistito fino alla morte.
Ma il dilemma riguarda sempre la domanda: “E come affronta la chiesa di Roma questo tipo di problemi?”
Al che Don Mazzi risponde: “Delega ai vescovi. Ma se il mondo va male non è perché nella Chiesa qualche sacerdote ha fatto l’amore o un figlio, ma perché tutti gli altri sono poco preti.
Anche quelli con la tiara in testa”

CROAZIA 1941 – 1944: UNA CATTOLICISSIMA MACELLERIA

•28 febbraio 2012 • Lascia un commento

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Il testo che segue è la traduzione letterale di quello presentato da Karlheinz Deschner il 26 dicembre 1993 in occasione dell’ultima puntata della sua serie televisiva sulla politica dei Papi nel XX secolo. Questa serie è stata trasmessa in Germania da Kanal 4. Il testo è stato ripreso dalla rivista marxista tedesca Konkret (n. 3-1994) e tradotto in italiano a cura del Coordinamento Romano per la Jugoslavia.

Il Papato di Roma – divenuto grande attraverso la guerra e l’inganno, attraverso la guerra e l’inganno conservatosi tale – ha sostenuto nel XX secolo il sorgere di tutti gli Stati fascisti con determinazione, ma più degli altri ha favorito proprio il peggior regime criminale: quello di Ante Paveliç in Jugoslavia.
Questo ex-avvocato zagrebino, che negli anni ’30 addestrò le sue bande soprattutto in Italia, fece uccidere nel 1934 a Marsiglia il re Alessandro di Jugoslavia in un attentato che costò la vita anche al ministro degli Esteri francese. Due anni più tardi celebrò con un libello le glorie di Hitler, “il più grande ed il migliore dei figli della Germania”, e ritornò in Jugoslavia nel 1941, rifornito da Mussolini con armi e denari, al seguito dell’occupante tedesco. Da despota assoluto Paveliç si pose nella cosiddetta Croazia Indipendente a capo di tre milioni di Croati cattolici, due milioni di Serbi ortodossi, mezzo milione di Musulmani bosniaci nonché numerosi gruppi etnici minori. Nel mese di maggio cedette quasi la metà del suo paese con annessi e connessi ai suoi vicini, soprattutto all’Italia, dove con particolare calore fu accolto e benedetto da Pio XII in udienza privata (benché già condannato a morte in contumacia per il doppio omicidio di Marsiglia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia). Il grande complice dei fascisti si accomiatò da lui e dalla sua suite in modo amichevole e con i migliori auguri, letteralmente, di “buon lavoro”.

Così ebbe inizio una crociata cattolica che non ha nulla da invidiare ai peggiori massacri del Medioevo, ma piuttosto li supera. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse della “Croazia Indipendente” furono saccheggiate, annientate, molte trasformate persino in magazzini, gabinetti pubblici, stalle. Duecentoquarantamila Serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e circa settecentocinquantamila furono assassinati. Furono fucilati a mucchi, colpiti con la scure, gettati nei fiumi, nelle foibe, nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette “Case del Signore”, ad esempio duemila persone solo nella chiesa di Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, oppure si tagliavano le orecchie ed il naso, da vivi li si seppelliva, erano sgozzati, decapitati o crocifissi. Gli Italiani fotografarono un sicario di Paveliç che portava al collo due collane fatte con lingue ed occhi di esseri umani.
Anche cinque vescovi ed almeno 300 preti dei Serbi furono macellati, taluni in maniera ripugnante, come il pope Branko Dobrosavljevic, al quale furono strappati la barba ed i capelli, sollevata la pelle, estratti gli occhi, mentre il suo figlioletto era fatto letteralmente a pezzi dinanzi a lui. L’ottantenne Metropolita di Sarajevo, Petar Simonic, fu sgozzato. Ciononostante l’arcivescovo cattolico della città di Oden scrisse parole in lode di Paveliç, “il duce adorato”, e nel suo foglio diocesano inneggiò ai metodi rivoluzionari, “al servizio della Verità, della Giustizia e dell’Onore”. Le macellerie cattoliche nella “Grande Croazia” furono così terribili che scioccarono persino gli stessi fascisti italiani; anche alti comandi tedeschi protestarono, diplomatici, generali, persino il servizio di sicurezza delle SS ed il ministro degli Esteri nazista Von Ribbentrop. A più riprese, di fronte alle “macellazioni” di Serbi, truppe tedesche intervennero contro i loro stessi alleati croati.

E questo regime – che ebbe per simboli e strumenti di guerra “la Bibbia e la bomba” – fu un regime assolutamente cattolico, strettamente legato alla Chiesa Cattolica Romana, dal primo momento e sino alla fine. Il suo dittatore Ante Paveliç, che era tanto spesso in viaggio tra il quartier generale del Führer e la Berghof hitleriana quanto in Vaticano, fu definito dal primate croato Stepinac “un croato devoto”, e dal papa Pio XII (nel 1943!) “un cattolico praticante”. In centinaia di foto egli appare fra vescovi, preti, suore, frati. Fu un religioso ad educare i suoi figli. Aveva un suo confessore e nel suo palazzo c’era una cappella privata. Tanti religiosi appartenevano al suo partito, quello degli ustasa, che usava termini come dio, religione, papa, chiesa, continuamente. Vescovi e preti sedevano nel Sabor, il parlamento ustasa. Religiosi fungevano da ufficiali della guardia del corpo di Paveliç. I cappellani ustasa giuravano ubbidienza dinanzi a due candele, un crocifisso, un pugnale ed una pistola. I Gesuiti, ma più ancora i Francescani, comandavano bande armate ed organizzavano massacri: “Abbasso i Serbi!”. Essi dichiaravano giunta “l’ora del revolver e del fucile”; affermavano “non essere più peccato uccidere un bambino di sette anni, se questo infrange la legge degli ustasa”.

“Ammazzare tutti i Serbi nel tempo più breve possibile”: questo fu indicato più volte come “il nostro programma” dal francescano Simic, un vicario militare degli ustasa. Francescani erano anche i boia dei campi di concentramento. Essi sparavano, nella “Croazia Indipendente”, in quello “Stato cristiano e cattolico”, la “Croazia di Dio e di Maria”, “Regno di Cristo”, come vagheggiava la stampa cattolica del paese, che encomiava anche Adolf Hitler definendolo “crociato di Dio”. Il campo di concentramento di Jasenovac ebbe per un periodo il francescano Filipovic-Majstorovic per comandante, che fece ivi liquidare 40.000 esseri umani in quattro mesi. Il seminarista francescano Brzien ha decapitato qui, nella notte del 29 agosto 1942, 1.360 persone con una mannaia. Non per caso il primate del paradiso dei gangsters cattolici, arcivescovo Stepinac, ringraziò il clero croato “ed in primo luogo i francescani” quando nel maggio 1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli ustasa. E naturalmente il primate, entusiasta degli ustasa, vicario militare degli ustasa, membro del parlamento degli ustasa, era bene informato di tutto quanto accadeva in questo criminale eldorado di preti, come d’altronde Sua Santità lo stesso Pio XII, che in quel tempo concedeva una udienza dopo l’altra ai Croati, a ministri ustasa, a diplomatici ustasa, e che alla fine del 1942 si rivolse alla Gioventù Ustasa (sulle cui uniformi campeggiava la grande “U” con la bomba che esplode all’interno) con un: “Viva i Croati!”.

I Serbi morirono allora, circa 750.000, per ripeterlo, spesso in seguito a torture atroci, in misura del 10-15% della popolazione della Grande Croazia – tutto ciò esaurientemente documentato e descritto nel mio libro La politica dei papi nel XX secolo [Die Politik der Paepste im XX Jahrhundert, Rohwohl 1993; si veda pure L’Arcivescovo del genocidio, di M.A. Rivelli, ediz. Kaos 1999]. E se non si sa nulla su questo bagno di sangue da incubo non si può comprendere ciò che laggiù avviene oggi, avvenimenti per i quali lo stesso ministro degli Esteri dei nostri alleati Stati Uniti attribuisce una responsabilità specifica ai tedeschi, ovvero al governo Kohl-Genscher. 
Più coinvolto ancora è solo il Vaticano, che già a suo tempo attraverso papa Pio XII non solo c’entrava, ma era così impigliato nel peggiore degli orrori dell’era fascista che, come già scrissi trent’anni fa, “non ci sarebbe da stupirsi, conoscendo la tattica della Chiesa romana, se lo facesse santo”. Comunque sia: il Vaticano ha contribuito in maniera determinante alla instaurazione di interi regimi fascisti degli anni venti, trenta e quaranta. Con i suoi vescovi ha sostenuto tutti gli Stati fascisti sistematicamente sin dal loro inizio. È stato il decisivo sostenitore di Mussolini, Hitler, Franco, Paveliç; in tal modo la Chiesa romano-cattolica si è resa anche corresponsabile della morte di circa sessanta milioni di persone, e nondimeno della morte di milioni di cattolici. Non è un qualche secolo del Medioevo, bensì è il ventesimo, per lo meno dal punto di vista quantitativo, il più efferato nella storia della chiesa

UNA PARABOLA BUONA PER TUTTI

•28 febbraio 2012 • 4 commenti

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Ecco un chiaro esempio di quello che sono i preti, degni rappresentanti della loro religione

Monsignor Giacomo Babini vescovo emerito di Grosseto, si supera prima sugli anglicani:
La chiesa deve chiedere perdono? E per cosa? Penso che sia ora di dire basta. Di perdono ne abbiamo chiesto troppi e lo facciamo anche alla messa tutti i santi giorni. Pensino a farlo gli anglicani, tanto che molti di loro hanno deciso di passare al cattolicesimo, ora mi auguro che non ci imbarchiamo una bella dose di gay

poi sull’olocausto:
Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca. Una tanto veemente reazione si deve anche a questo, la Germania era stanca delle angherie di chi praticava tassi di interessa da usura

e infine sugli omosessuali:
Bisogna trattare coloro che hanno tendenze omosessuali con delicatezza e senza infierire, con misericordia. Ma accettino serenamente la loro croce e la malattia con santa rassegnazione. Altri invece praticano l’omosessualità e persino se ne vantano. A loro dico che persino gli animali rispettano l’ordine della natura e loro no, da questo punto di vista meglio la regolarità degli animali

Tutto chiaro. Ora, assodato che gli ebrei se l’andarono a cercare, che gli anglicani sono una massa di pervertiti e che i gay sono peggio degli animali, mancano solo un paio di equilibrati pareri anche sugli zingari, sui comunisti e sui neri.

CORAGGIO MONSIGNORE, PENDIAMO DALLE SUE LABBRA