SIA FATTA LA MIA VOLONTA’ – LE DIFFICOLTA’ NELL’ORGANIZZARE UN FUNERALE CIVILE (con video)

•10 marzo 2012 • Lascia un commento

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Sia fatta la mia volontà, la docufiction prodotta dall’associazione culturale Schegge di cotone e nata da un’idea di Emanuele Di Giacomo e Ottavia Leoni. Un’ora e venti minuti (rigorosamente no budget), diretti e interpretati da Paola Bordi, Elisa Capo e dalla stessa Leoni, per affrontare la questione “ingombrante” e dolorosa di cosa fare del corpo di chi muore. Un viaggio ironico e riflessivo intorno al tema della morte e ai suoi aspetti più pratici che parte dall’organizzazione di funerali laici – una vera corsa ad ostacoli – fino a toccare il tema più ampio del diritto alla libertà di scelta. Che riguarda, come spiegano gli autori, non soltanto la decisione di quale “rito scegliere” per l’estremo saluto, o a “quale destino” affidare il proprio corpo una volta finita la cerimonia, ma che investe anche “le delicate questioni del fine vita”.

La trama: una nonna chiede aiuto alle tre nipoti per pianificare il proprio funerale. La donna non vuole un rito normale (dove “normale”, in Italia, sta per religioso naturalmente) ma un funerale civile. Per soddisfare il desiderio della nonna, le tre donne iniziano prima a raccogliere informazioni in giro per l’Italia: dove si celebra un funerale civile? cosa si fa quando in una città non esiste una “sala del commiato”? c’è una ritualità consolidata per i funerali civili? esistono dei “cerimonieri laici”?

A queste domande, con la fiction che cede il posto al documentario vero e proprio, provano a rispondere esperti, personaggi noti e gente della strada. E le imbarazzanti telefonate a pompe funebri e cimiteri di mezza Italia rivelano non solo l’assoluta ignoranza circa la possibilità di celebrare funerali laici, ma proprio una difficoltà, innanzi tutto culturale, anche solo a concepire un’alternativa al rito religioso. Come a Catania, dove alla domanda se fosse possibile organizzare funerali civili, l’agenzia funebre risponde con un esilarante: “Se c’è una chiesa laica, bene, altrimenti non si può far nulla!”. Oppure a Bari, da dove le tre giovani si sono sentite ribattere: “Certo che è possibile: dipende dalla bara, se la volete di zinco oppure di legno”.

Insomma, nel 2010, organizzare un funerale civile in Italia è una missione (quasi) impossibile, soprattutto al Centro-Sud: nella maggior parte della città non esiste un luogo dignitoso, spesso, si tratta di sale mortuarie minuscole, altre volte, di luoghi di ripiego. E molte persone, quindi, non vedono altra alternativa a quella di recarsi in chiesa.
Certo, lo spazio è necessario ma spesso non è sufficiente. “Bisogna costruire una cultura funeraria che ancora non c’è”, spiega Carlo Giraudo nel documentario, cerimoniere al Tempio di Torino (il crematorio di fine Ottocento che ospita una bellissima sala del commiato), “questo significa” prosegue, “riuscire a tradurre un’esigenza di libertà in atti, riti, parole, silenzio, musica”. Insomma, in una liturgia laica.

Pochi sanno che a disciplinare lo svolgimento dei funerali è un decreto presidenziale che risale al 1990 e che, tra le altre cose, delega ai comuni la stesura di un regolamento per la disciplina della materia sul proprio territorio. Molti municipi però, oltre a non istituire la sala per le onoranze, non contemplano neppure la possibilità di ricordare il defunto nel caso la funzione non preveda il rito religioso. Risale al 2003, secondo governo Berlusconi, un disegno di legge che intendeva disciplinare le attività in materia funeraria. Non fu mai trasformato in legge e da allora è calato il silenzio. La stessa richiesta, avanzata dall’associazione Uaar nel lontano 2001, di modificare la disciplina, inserendo l’obbligo di normare lo svolgimento dei funerali civili è sempre stata ignorata.

Nel documentario, attraverso i funerali laici, il racconto approda al tema più generale del diritto alla libertà di scelta.
“Essere liberi di scegliere sulla propria morte”, raccontano gli autori, “si traduce anche nel poter decidere su quali trattamenti sanitari rifiutare o accettare; poter esprimere chiaramente la propria volontà, oggi, per quando non si sarà più in grado di esprimerla direttamente; poter stabilire quando i trattamenti sanitari diventano così gravosi da non permettere più una condizione di vita dignitosa”.

Anteprima del documentario 

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MAOMETTO IL PROFETA DI DIO…CHI ERA VERAMENTE

•10 marzo 2012 • 9 commenti

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PEDOFILO
Maometto sposa Aisha quando la bambina aveva 6 anni e la deflora a 9.

SERIAL KILLER
A Medina fa assassinare varie persone che osano criticarlo fra cui alcuni poeti, un vecchio centenario, una madre di 5 figli, un amico di famiglia, una donna che rifiuta la sua autorità.

STRAGISTA E CRIMINALE DI GUERRA
Furibondo perché gli ebrei non credono alle sue frottole, confisca i loro beni, li espelle e li massacra. Sconfitta la tribù ebrea di Qorayza, ordina di decapitare gli uomini e vendere le donne e i bambini. Fa scavare dei fossati nel mercato di Medina e vi getta oltre 1000 ebrei decapitati. Gli anni 623 e 624 sono marcati da una serie di stragi. Approfitta inoltre delle tregue per sorprendere e massacrare i nemici.

RAPINATORE
A Medina organizza degli assalti alle carovane dirette verso La Mecca e afferma che Allah gli attribuisce un quinto del bottino

MAFIOSO
Istituisce la razzia come politica, favorisce il suo clan per tutto quello che concerne i vantaggi materiali e manifesta un senso dell’onore tipicamente maschilista e misogino.

STUPRATORE
Quando sconfigge i nemici, fa assassinare il capo e violenta la moglie.

ABUSO’ DELLA CREDULITA’ POPOLARE
Inventa le sue leggi e organizza il suo Stato in funzione delle circostanze e dei suoi interessi, affermando di essere l’intermediario della volontà divina. Prende in prestito un po’ di cristianesimo e un po’ di giudaismo, ovviamente senza capirci niente, mescola il tutto a qualche leggenda da beduino imparata dai carovanieri di passaggio e finge che Dio gli abbia dettato ogni cosa.

Ve n’è per qualche decina di ergastoli. E con un leader così, i musulmani osano atteggiarsi a maestri di morale? No, cari, l’islam è profondamente immorale e lo siete anche voi se vi ostinate a seguirlo. In qualunque paese civile, l’ideologia proposta da un pedofilo, traditore, assassino, schiavista, ladro, mafioso, stupratore, criminale di guerra, sarebbe dichiarata contraria all’ordine pubblico e bandita perché mette la società in pericolo.

MADRE TERESA DI CALCUTTA: IL TOPO ALBANESE

•7 marzo 2012 • 46 commenti

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Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjeza Gonxhe Bojaxhiu è stata una religiosa albanese di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della Carità. Ritenuta santa già da viva grazie a una sagace operazione di marketing, fu beatificata a tempo di record il 19 ottobre 2003 (6 anni dopo la sua morte).
“La protettrice dei poveri” in realtà, li costringeva a vivere i loro ultimi giorni in un ospedale privo di ogni comfort, nonostante le offerte miliardarie provenienti da ogni parte, specie da bancarottieri e dittatori sanguinari.
La qualità delle cure infatti, è stata criticata dalla stampa medica (fra cui il The Lancet e il British Medical Journalche hanno riferito il riuso degli aghi delle siringhe, le cattive condizioni di vita – per via ad esempio dei bagni freddi per tutti i pazienti – e un approccio antimaterialista che impediva delle diagnosi sistematiche).
Nel 1991 il direttore di “The Lancet”, il dottor Robin Fox, dopo aver visitato la clinica di Calcutta la descrisse disorganizzata e in mano a suore e volontari senza esperienza medica, senza medici e senza distinzioni fra malati inguaribili e malati con possibilità di guarigione, che comunque rischiavano sempre più la morte per le infezioni e la mancanza di cure.
Anche lo scrittore indiano Aroup Chatterjee e la rivista Stern (che nel 1998 pubblicò un articolo fortemente critico su Madre Teresa, dal titolo “Madre Teresa, dove sono i tuoi milioni?” frutto di una inchiesta durata un anno) hanno avanzato dubbi sul reale impatto delle opere di Madre Teresa.
Aroup Chatterjee in particolare si è mostrato molto polemico nel suo libro Mother Teresa: The Final Verdict, criticando le azioni e le pubbliche dichiarazioni come la posizione antiabortista, l’estrema semplicità delle pratiche mediche del suo ordine che, per esempio era poco incline al trattamento del dolore.
Anche Michaël Parenti, figura conosciuta del movimento progressista nordamericano, ha criticato le sue relazioni con alcuni personaggi quali Keating o “Baby doc”, il dittatore haitiano Jean-Claude Duvalier. Secondo lui madre Teresa avrebbe usato soprattutto per se stessa le donazioni raccolte
Sanal Edamaruku, Segretario Generale dell’Associazione Razionalista Indiana, ritiene che l’ordine di madre Teresa sia molto poco attivo nella lotta contro la miseria indiana. Secondo lui, Madre Teresa avrebbe imbrogliato un grande numero di donatori benintenzionati nascondendo le sue relazioni con i dittatori così come si distingueva nella scarsa visibilità alla destinazione dei fondi raccolti
Christopher Hitchens ha fortemente criticato Madre Teresa per la mancanza di trattamenti sanitari nei confronti dei malati – specialmente bambini – in cura presso di lei, e il suo incoraggiamento ad accettare la povertà e la miseria: Hitchens, nel suo documentario per Channel 4 (qui il link per vederlo su youtube sottotitolato in italiano http://www.youtube.com/watch?v=ulkfkCS4Xv0&feature=related), mostra Madre Teresa che dice a un moribondo «Stai soffrendo come Cristo in croce, di sicuro Gesù ti sta baciando!», e lui che risponde «Per favore digli di smettere di baciarmi».
Nel giugno del 2001, Hitchens fu chiamato da padre David O’Connor dell’Arcidiocesi di Washington a rendere la sua testimonianza nella causa di beatificazione di Madre Teresa, a svolgere cioè quel ruolo che prima, fino al 1983, era detto dell’Avvocato del Diavolo. Ecco una parte della sua dichiarazione:
“…ero arrivato alla conclusione che fosse non tanto un’amica dei poveri quanto un’amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni – e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità. La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri.”

CRIMEN SOLLICITATIONIS

•7 marzo 2012 • 1 commento

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In questo post analizzeremo il “CRIMEN SOLLICITATIONIS”, il documento del 1962 redatto dal cardinale Alfredo Ottaviani e firmato da papa Roncalli.

Cominciamo analizzando la presentazione e guardiamo a chi è rivolto:

“A tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e altri ordinari del luogo, anche di rito orientale. Questo testo dev’essere conservato nell’archivio segreto della curia come STRETTAMENTE RISERVATO. Non deve essere pubblicato o aggiunto a nessun commentario”

Non si capisce il motivo per cui viene ritenuto doveroso tenere questo documento segreto, lo si capirà dopo averlo letto tutto

“Il crimine di provocazione avviene quando un prete tenta un penitente, chiunque esso sia, nell’atto della confessione, sia prima che immediatamente dopo, sia nello svolgersi della confessione che col solo pretesto della confessione, sia che avvenga al di fuori del momento della confessionenel confessionale che in un altro posto solitamente utilizzato all’ascolto delle confessioni o in un posto usato per simulare l’intento di ascoltare una confessione”

Ecco quindi la definizione del termine “Crimen Sollicitationis”….qualcuno, ingenuamente, potrebbe eccepire che il documento si riferisce solo ai casi di violenza commessa durante la confessione (nella seppur larga accezione che si da nell’art. 1, dato che vengono inseriti anche il prima, il dopo, i posti usati per simularla..)
Questa eccezione viene però smentita dallo stesso testo

“Queste cose che sono state scritte riguardo il crimine di provocazione fino a questo punto sono comunque valide, cambiando solo le cose che necessitano di essere cambiate per la loro natura”

Quindi questa eccezione viene smentita dallo stesso Crimen, si applicano alla pedofilia anche le seguenti norme:

“Ad ogni modo, avendo salvaguardato il diritto dell’Ordinario, non c’è nulla che impedisca ai suoi superiori, se per caso capiti loro di scoprire uno dei loro sottoposti delinquere nell’amministrazione del sacramento della Penitenza , di poter e dover diligentemente monitorare questa persona, ammonirlo e correggerlo e, se il caso lo richiede, sollevarlo da alcune incombenze. Avranno anche la possibilità di trasferirlo, a meno che l’Ordinario del posto non lo abbia proibito perché ha già accettato la denuncia e ha cominciato l’indagine”

Quindi se un superiore viene a conoscenza di abusi su minori, ma non ci sono denunce, il prete può venire trasferito…alla faccia della giustizia

“Nel trattare queste cause la cosa che deve essere maggiormente curata e rispettata è che esse (le cause) devono avere corso segretissimo e che siano sotto il vincolo del silenzio perpetuo una volta che si siano chiuse e mandate in esecuzione (Instr. Sancti Officii, 20 (perpetuo silentio premantur) . Tutti coloro che entrino a far parte a vario titolo del tribunale giudicante o che vengano a conoscenza dei fatti per la propria posizione devono osservare il rispetto più assoluto del segreto -che dev’essere considerato come segreto del Santo Uffizio- su tutti i fatti e le persone, pena la scomunica ‘lata sententiae’ ‘ipso facto’ e senza nessuna menzione sulla motivazione della scomunica che spetta al Supremo Pontefice, e sono obbligati a mantenere l’inviolabilità del segreto senza eccezione nemmeno per la Sacrae Poenitentiariae”

Omertà completa su tutto, a pena di scomunica…..massimo segreto e, nel caso il caso sia stato esaminato dal giudice, il caso deve essere coperto da silenzio PERPETUO
Coloro che si attendono un riferimento ai poveri bambini violentati, ad aiuti psicologici, a colloqui con i genitori, ad un aiuto QUALSIASI rimarrà tristemente deluso….le vittime vengono si citate, ma la motivazione è completamente differente:

“Il giuramento di segretezza deve essere in questi casi fatto fare anche all’accusatore o a quelli che hanno denunciato il prete o ai testimoni. Nessuno di questi, comunque, è sottoposto a censura a meno che ai medesimi per caso non ne sia stata espressamente minacciata qualcuna nello stesso atto di accusa, deposizione o indagine”

Sul giuramento di segretezza vedremo dopo….un documentario della BBC con una intervista ad una donna brasiliana (la vittima era il nipotino) fa chiaramente capire cosa succede a chi, infrangendo questo giuramento, parla, denuncia pubblicamente lo zozzume di certe persone…assoluto isolamento

Ma cosa accade se e quando il presunto pedofilo viene denunciato?

“Se è evidente che la denuncia manca completamente di fondamento, egli (l’ordinario) dovrebbe dichiararlo agli atti, e i documenti dell’accusa dovrebbero essere DISTRUTTI”
A decidere se la denuncia manca completamente di fondamento lo decide ovviamente l’Ordinario….non la magistratura

Ci si potrebbe chiedere come mai la chiesa dia disposizione che, in questi casi, tutti i documenti dell’accusa diano distrutti…Volendo citare un personaggio certamente fedele alla chiesa, Giulio Andreotti potremmo dire che a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina…ma noi non vogliamo commettere peccato, vero?

“Se comunque ci sono indicazioni di un crimine abbastanza serie ma non ancora sufficienti a istituire un processo accusatorio, specialmente quando solo una o due denunce sono state fatte, o quando invece il processo è stato tenuto con diligenza, ma non sono state portate prove, o queste non erano sufficienti, o addirittura molte prove ma con procedure incerte o con procedure carenti […]gli atti, come sopra, dovrebbero essere tenuti negli archivi e nel frattempo dovrebbe essere fatto un controllo morale sull’accusato”

Ovviamente se le prove non sono sufficienti ma sono serie si fa un controllo morale….guai ad avvertire la magistratura….

“Se, dopo la prima ammonizione, arrivano contro lo stesso soggetto altre accuse riguardanti crimini di provocazione precedenti l’ ammonizione, l’Ordinario dovrebbe vedere, secondo la propria coscienza e giudizio, se la prima ammonizione può essere considerata sufficiente o se procedere a una nuova ammonizione oppure ad eventuali misure successive”

Ecco….se arrivano altre accuse contro lo stesso soggetto l’ordinario può decidere se basta la prima o bisogna farne altre oppure altre misure (come denunciarlo e iniziare un processo)…

“Queste cose che abbiamo trattato, dovrebbe esserci una procedura per presentare la denuncia al denunciato, secondo la formula P, avendo cura e diligentemente assicurandosi che l’accusato e specialmente quelli che l’hanno denunciato non siano rivelati.[..] Se mentre si parla viene fuori qualcosa che sembri direttamente o indirettamente violazione del segreto (confessionale), il giudice non deve permettere che questo sia riferito negli atti dal notaio; e se, per caso, è stato senza considerazione fatto, dovrebbe ordinare, appena lo nota, che i riferimenti vengano completamente cancellati. In ogni caso il giudice deve ricordarsi che non è mai giusto per lui costringere l’accusato a giurare il vero”

Se per esempio degli abusi sono stati denunciati all’interno della confessione (come racconta una vittima nel documentario BBC) queste denunce non possono essere riferite al processo!

E poi il giudice deve ricordare che non è mai giusto costringere l’accusato a dire il vero….figuriamoci!

Di fronte a tutto questo la Chiesa era a conoscenza?La risposta è SI, almeno per quanto riguarda i processi svolti:

“Una volta tenutosi l’appello,il giudice deve trasmettere una copia autentica o l’originale degli atti del caso al Santo Uffizio, con la maggiore premura possibile, aggiungendo, se necessario e se lo ritiene opportuno, ulteriori informazioni”

“Tutte queste comunicazioni ufficiali devono sempre essere fatte sotto segreto pontificio; e, quando concernono il bene comune della chiesa, il precetto di farlo obbliga sub gravi”

Ritorna, anche qui, il tema della assoluta segretezza

Parliamo ora del capitolo riguardante il peggior crimine:

“Sotto il nome del peggior crimine è inteso a questo punto il significato di un osceno fatto esterno, gravemente peccaminoso, compiuto da un chierico o tentato con una persona del suo stesso sesso”

Ma affinché il crimine abbia conseguenze penali:

“Affinchè il peggior crimine abbia effetti penali, una persona deve aver fatto questo: qualsiasi osceno, atto esterno, gravemente peccaminoso, perpetrato in qualsiasi modo da un chierico o da lui tentato con giovani (minori prepuberi) di entrambi i sessi o bestie feroci (bestialità)”

Qui arrivano le parti interessanti:

“Io…detto prima…e toccando i sacri vangeli posti davanti a me, giuro e prometto di esercitare il mio dovere fedelmente…Sotto pena di scomunica late sententiae ispo facto senza che alcuna dichiarazione venga fatta, nessuno mi potrà assolvere se non il Santo Padre, escluso addirittura il Cardinale Penitenziario, e, sotto altre pene ancora più serie, a disposizione del Supremo Pontefice che mi potranno essere inflitte, io giuro sacramente, giuro e giuro, di osservare inviolabilmente il segreto in tutta la materia e i dettagli […].Ulteriormente, Osserverò questo segreto assolutamente e in ogni modo con tutti quelli che non sono parti legittimate nel trattamento di questi casi; nè accenerò mai, direttamente o indirettamente, per scritto, o in ogni altra forma neppure per la più urgente e seria causa, neppure con l’intenzione di un bene più grande, (inteso come : non commetterò) commettere niente contro questa fedeltà al segreto, a meno che una particolare facoltà o dispensazione mi sia stata espressamente data dal Supremo Pontifice”

LA FORUMULA PER FARE UN VOTO DI OSSERVANZA DEL SEGRETO PONTIFICIO
(FORMULA A) – Crimen Sollicitationis

Omertà COMPLETA….neppure per la causa più urgente e seria, neppure con l’intenzione di un bene più grande…..come la felicità di decine di bambini per esempio…..pena la SCOMUNICA.

“Credo che dovrebbe essere decretato che, avendo imposto congruenti (o gravi) e salutari pene, che saranno esercizi spirituali per … giorni da fare in una casa religiosa, durante i quali rimarrà sospeso dalla celebrazione della messa…dovrebbe essere dimesso con (qui dovrebbero essere espressi, secondo le prescrizioni del canone 2368 (versione del 1917) e anche le sanzioni supplementary che sembrano necessarie). Se per caso ha assolto il suo complice, dovrebbe purificare la sua coscienza con un ricorso al [sacred penitentiary]”

Se quindi un prete pedofilo veniva condannato doveva farsi curare a quanto si capisce in questo articolo (esistevano poi pene più gravi, fino alla scomunica…anche se non è mai giunta notizia di provvedimenti similari) la cura è basata su esercizi spirituali….i pedofili si curano con 3 ave maria, 2 padre nostro….

Non è molto chiaro, di primo acchito, il significato di “dimesso”…dimesso dalla casa religiosa?dimesso dal suo ruolo (strana costruzione tra l’altro)?

Guardando casi reali si capisce che si intende dimesso dalla casa religiosa (dove veniva guarito a suon di preghiere):

Scrive Vittorio Zucconi (si legga il dossier sulla pedofilia):
“Sulla lettera di accompagnamento per un prete dimesso da un centro di rieducazione, padre Robert Burns, e sottoposta al cardinale Law perché fosse riassegnato, c’è una notazione a mano a grandi lettere, problem: children, è un pedofilo. E padre Burns fu mandato a lavorare in una parrocchia del vicino New Hampshire…
DOSSIER SULLA PEDOFILIA

PADRE PIO: IL SANTO IMPOSTORE

•5 marzo 2012 • 30 commenti

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[“Le stigmate sono superficiali e presentano un alone del colore caratteristico della tintura di jodio. Capziosa e artifiziosa mi sembrò la spiegazione della presenza nella cella (di padre Pio) di una bottiglia di acido fenico commerciale nero (ricorda il colore delle stigmate) che secondo il frate guardiano padre Pio verserebbe per attutire, a scopo di umiltà, il suo odore di santità”
Relazione del dott. Vincenzo Tangaro “Il Mattino”, Napoli, 30.6.1919
“Possiamo pensare che le lesioni descritte siano cominciate come prodotti patologici (neurosi, necrosi multipla della cute) e siano state inconsciamente e per un fenomeno di suggestione completate nella loro simmetria e mantenute artificialmente con un mezzo chimico, per esempio la tintura di jodio. Ho notato una pigmentazione bruna dovuta alla tintura di jodio. E’ noto che la tintura di jodio vecchia, per l’acido joridrico che sviluppa, diventa fortemente irritante e caustica”
Relazione del Prof. Amico Bignami, ordinario di Patologia alla Regia Università di Roma, incaricato dal “santo uffizio” di esaminare le stigmate di padre Pio, luglio 1919]

Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque il 25 maggio 1887 a Pietralcina da due contadini cattolici. Fin da bambino la sua religiosità si manifestò in forme fanatiche ed isteriche. Pregava per ore, si flagellava, aveva visioni e sognava di diventare santo.
Nel 1903 entrò nel convento dei cappuccini di Morcone, preceduto dalla fama di visionario. Di lui si diceva che fosse dotato di poteri soprannaturali e che addirittura sostenesse epiche battaglie con il diavolo in persona. La sua reputazione crebbe grazie alla credulità alla popolazione del suo paese natale, dove miseria, ignoranza e superstizione erano diffuse (in quegli anni l’analfabetismo toccava punte del 90%).
Nel 1904 fra’ Pio terminò il noviziato con le solenni promesse di obbedienza, castità e povertà … disattese in tutto il corso della sua vita.
La rigida vita di clausura nel convento di S. Elia a Pianisi era inadatta al suo carattere e quindi chiese di essere inviato nelle Missioni, ma la domanda gli fu negata. Da allora cominciò ad accusare strani e continui malori e, contrariamente alle regole religiose, iniziò a vivere per lunghi periodi a casa sua.
Nel 1907 fu dichiarato sano di corpo e abile alla leva, ma subito dopo riuscì ad ottenere dai superiori il permesso di ritornare a Pietralcina perché ammalato!
Nel 1908 fu trasferito come suddiacono presso il monastero di Montefusco, ma anche li fu  preda di malattie terribili che si guarivano miracolosamente al suo ritorno a casa.
Nel 1910, fra’ Pio divenne Padre Pio, perché fatto sacerdote, ma invece di andare in convento ritornò a casa sua, disobbedendo ancora una volta alle regole religiose.
Per ben sei anni, preferì la vita comoda di casa sua alla vita del convento, disattendendo ai suoi doveri di cappuccino. Durante tutto questo tempo ebbe la possibilità di alimentare la credulità della gente con dicerie di miracoli e con storie di feroci lotte con il demonio. La sua fama di santone ebbe così modo di estendersi a macchia d’olio, in molte province del meridione d’Italia.
Nel 1916, in seguito all’ordine perentorio dei suoi superiori di rientrare nella comunità religiosa e seguire le regole francescane, Padre Pio decise di farsi trasferire nel convento di S. Maria delle Grazie a S. Giovanni Rotondo. La domanda fu accolta.
Il paese di S. Giovanni Rotondo era molto simile a quello di Pietralcina. Superstizione, bigottismo e credulità erano qualità abbastanza diffuse nella popolazione. Pertanto l’arrivo del frate, preceduto da miracolistica reputazione di guaritore, ebbe come risultato un continuo afflusso di credenti e di curiosi nel convento.
Qui il cappuccino si guarì improvvisamente, ma continuò ad esibirsi in rumorosi e violenti combattimenti notturni con il diavolo.
Alla fine del 1916, richiamato per gli obblighi di leva, riuscì ad eludere il servizio militare, con le finte malattie, di cui era diventato specialista. Ma il 18 agosto 1917, il futuro santo fu dichiarato disertore, prelevato a forza dai carabinieri ed arruolato. Per sua fortuna, l’intervento di amici potenti, che ormai non gli mancavano, mise fine al suo travagliato servizio militare.
Nel 1918, cominciarono a circolare notizie di stigmate sul corpo di Padre Pio, come lui stesso attestò, scrivendo ad un suo superiore. Con il propagarsi delle voci di stigmate e miracoli, a San Giovanni Rotondo cominciarono a giungere carovane di pellegrini e con loro grandi quantità di denaro, che il futuro santo, essendo votato alla povertà, gestiva attraverso amici fidati. In particolare Ciccillo Morcaldi (ex sindaco del paese) ed Emanuele Brunatto (avventuriero) sfruttarono per molti anni la situazione, politicamente l’uno e affaristicamente l’altro.
Papa Benedetto XV fu il primo Papa, sollecitato da denunce di cittadini, ad inviare medici per appurare la verità sulle presunte stigmate di Padre Pio. Un altro Papa, fortemente ostile al frate, fu Papa Pio XI, perché aveva saputo da monsignor Gagliardi, capo della diocesi, che le stigmate di Padre Pio erano prodotte da tintura di iodio e acido fenico.
Nel 1963 in un aula di tribunale, l’amico Ciccillo Morcaldi confermerà le voci che accusavano Padre Pio di usare sostanze chimiche per procurarsi le sante stigmate.
Il Papa, inoltre, aveva saputo pure che Padre Pio riceveva visite di “devote” nella foresteria del convento anche di notte.
Molteplici furono i richiami sia al frate sia ai credenti, ma l’isteria e gli interessi del paese non permisero mai al Vaticano di esercitare un’azione energica, sebbene alla fine Padre Pio fosse stato dichiarato pubblicamente un impostore e i suoi miracoli fossero considerati fasulli.
Nel 1919, il medico napoletano Vincenzo Tangaro, recatosi nel convento del miracoloso cappuccino, scrisse sul “Mattino” che le stigmate erano superficiali e presentavano l’alone caratteristico della tintura di iodio. Inoltre, artificiosa gli era sembrata la scusa di disinfettarsi, addotta dal padre guardiano per giustificare la presenza di una bottiglia di acido fenico nella cella di Padre Pio.
Dal 1920 in poi, voci di trasferimento del frate con le stigmate provocarono a S. Giovanni Rotondo delle vere e proprie insurrezioni popolari e gli abitanti arrivarono perfino a creare delle barricate alla via d’accesso del convento, nel timore di azioni di forza da parte del Vaticano!
I più esaltati nelle manifestazioni di piazza erano proprio i faccendieri e i commercianti del paese che temevano il crollo dei loro “miracolosi” affari legati solo alla presenza di Padre Pio.
All’interno del convento le cose andavano peggio, perché alcuni frati non potevano assistere senza protestare allo stato di degrado in cui era precipitato l’eremo per colpa del futuro santo con le stigmate. La clausura era costantemente violata dalla folla dei pellegrini e dall’amena condotta di Padre Pio e dei suoi amici. L’affarista Brunatto si era addirittura insediato fra le mura del convento e le “devote” circolavano a tutte le ore del giorno nella foresteria dove era stato collocato un letto!
Il 21 luglio 1922, il Vaticano mandò una sbalorditiva lettera al padre generale dei Cappuccini dove era scritto che i Padri Cappuccini avevano litigato e si erano feriti e percossi a sangue con armi bianche e da fuoco. I carabinieri accorsi avevano accertato che causa dei litigi era stata la ripartizione di ingenti somme di denaro ed oggetti preziosi accumulati da Padre Pio e tenuti presso le case delle “pie donne” che visitavano spesso il convento. Si era anche saputo che alcuni frati frequentavano le case di queste “devote”, e a volte rimanevano a pernottare in paese.
L’arcivescovo di Manfredonia, Pasquale Gagliardi, era arrivato a dichiarare pubblicamente che Padre Pio era un indemoniato ed i frati del convento una banda di truffatori!
Questo, però, non scalfiva, il fanatismo popolare e la credulità dei pellegrini. Anzi le voci dei miracoli di Padre Pio, che non necessitavano di alcuna prova, si propagavano velocemente in tutto il mondo e da tutto il mondo pioveva denaro nel convento di S. Giovanni Rotondo.
Quest’ultimo fu in politica un fervente fascista, nemico di socialisti e comunisti. Nelle elezioni del 1920, al fine di sostenere il gruppo fascista-clericale del paese ne aveva benedetto pubblicamente la bandiera. Vinsero però i socialisti e il giorno del loro insediamento nel comune di S. Giovanni Rotondo il loro corteo festeggiante fu accolto a fucilate da parte di militari, carabinieri fascisti e clericali: fu una strage con 14 morti ed un centinaio di feriti. Il 2 aprile 1961, il quotidiano “Avanti” scriverà che Padre Pio si trovava con gli “arditi” in occasione del massacro.
Le successive elezioni, invece, furono vinte dal fascista ed amico Ciccillo Morcaldi, che sarebbe divenuto uno dei principali sostenitori politici del futuro santo di Pietralcina.
Il 2 marzo 1939, il Papa, Pio XII, nemico del comunismo e simpatizzante del frate, impose al Sant’Uffizio di “lasciar stare Padre Pio”. Questo inatteso indirizzo diede nuovo impulso alle lucrose attività del cappuccino ed all’afflusso dei pellegrini.
Il 28 ottobre 1958 fu eletto in Vaticano Papa Giovanni XXIII che cercò subito di ristabilire ordine e disciplina nel convento di S. Giovanni Rotondo. In base alle ispezioni effettuate in convento, la situazione risultava sempre più sconvolgente. Quasi tutti i frati cappuccini possedevano ormai un’automobile, compreso il futuro santo che, grazie alle ingenti somme di denaro accumulato, era riuscito a costruire il famoso ospedale di cui era proprietario, infrangendo il “voto di povertà” dell’ordine di appartenenza.
Il Sant’Uffizio reagì di conseguenza, nominando nel convento un nuovo padre superiore, fedele al Vaticano, e sospendendo Padre Pio da alcune prerogative sacerdotali.
Il Sant’Uffizio, questa volta, non si piegò all’inevitabile reazione popolare, anzi espropriò tutti i beni materiali del ricchissimo cappuccino, facendogli rispettare a forza il voto di povertà.
Papa Paolo VI, salito al trono Vaticano nel 1963, fu un pontefice molto sensibile agli affari. Mentre da una parte, rese inefficaci i decreti del Sant’Uffizio (senza mai revocare ufficialmente le accuse di essere un impostore rivolte al futuro santo) dall’altra s’impadronì di tutti i beni, presenti e futuri, del miracoloso frate, facendogli firmare due testamenti con i quali alla sua morte tutti i beni mobili ed immobili sarebbero stati ereditati dal Pontefice cui spettavano di diritto, essendo quest’ultimo un praticante del “voto di ricchezza”!
Padre Pio è certamente un mito infondato, abilmente creato dalla natura del suo stesso personaggio, dagli interessi di trafficanti e della Chiesa cattolica.
Molti sono i paesi che gli hanno dedicato un monumento, i suoi santini hanno invaso i portafogli di gran parte della gente, potenti ed efficaci amuleti capaci di ogni tipo di miracolo e protezione!
Per i credenti, Padre Pio fu un santo, per gli increduli un impostore. Questo contrasto è continuato fino al preteso “miracolo” della scomparsa delle stigmate durante l’agonia. Per gli increduli è la prova finale: come poteva procurarsi ed usare sostanze chimiche sotto il controllo dei medici e della gente?
L’ospedale, “Casa del sollievo della sofferenza”, realizzato da Padre Pio, oggi è gestito da uno stato estero: il Vaticano! Le sovvenzioni pubbliche sono, però, elargite dallo stato italiano.
Il presidente dell’ospedale è ovviamente un alto prelato. Attualmente un arcivescovo.
Si deve ammettere che Francesco Forgione è stato un uomo fortunatissimo, essendo riuscito a realizzare il sogno di tutta la sua vita: diventare santo. Una conquista dura, però, fatta di ferite da acido fenico, lotte disperate contro il diavolo e a volte addirittura contro lo stesso Vaticano!

MASSACRI IN NOME DI DIO

•1 marzo 2012 • 2 commenti

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Gesta memorande e mirabili compiute per la maggior gloria di Dio.

Avvertenza: sono elencati solamente fatti avvenuti per ordine o con partecipazione diretta delle autorità ecclesiastiche, oppure azioni commesse in nome e per conto della cristianità.
Come è ovvio, la lista non ha pretese di completezza

782: 4.500 Sassoni sono decapitati su ordine di Carlo Magno per aver rifiutato il battesimo cattolico

965: 24 ribelli romani sono condannati a morte su ordine di papa Giovanni XIII a Roma

1096: 800 ebrei sono massacrati dai cattolici a Worms in Germania

1096: 700 ebrei sono massacrati dai cattolici a Magonza in Germania

1098: 4.000 ungheresi sono massacrati dai crociati in marcia verso la Palestina

1099: 40.000 ebrei e musulmani sono massacrati dai crociati a Gerusalemme

1145: 120 ebrei sono massacrati dai cattolici a Colonia e Spira in Germania

1146: 100 ebrei sono massacrati dai cattolici a Sully e Ramerupt in Francia

1171: 18 ebrei sono arsi vivi a Blois in Francia

1191: 2.700 prigionieri di guerra musulmani sono decapitati dai crociati in Palestina

1191: 100 ebrei sono massacrati a Bray-sur-Seine in Francia

1208: 20.000 catari e loro fattori sono massacrati dai crociati a Beziers nel sud della Francia

1219: 5.000 catari e loro fautori sono massacrati dai crociati a Marmande nel sud della Francia

1244: 250 catari e valdesi sono arsi vivi per ordine dell’Inquisizione nel sud della Francia

1278: 267 ebrei sono impiccati a Londra a seguito di false accuse di omicidio rituale ai danni dei cattolici

1278: 200 catari e valdesi sono arsi vivi nell’arena di Verona per ordine dell’Inquisizione

1310: 28 ribelli di Massafiscaglia (FE) sono giustiziati dai mercenari pontifici

1370: 20 ebrei sono arsi vivi dai cattolici a Bruxelles

1377: 2.500 abitanti di Cesena sono massacrati dai mercenari pontifici in quanto ribelli antipapali

1391: 4.000 ebrei sono massacrati dai cattolici a Siviglia in Spagna

1397: 100 valdesi di Graz in Austria sono impiccati e bruciati per ordine dell’Inquisizione

1400: 30 cittadini romani sono condannati a morte per ordine del governo pontificio in quanto ribelli

1405: 12 cittadini romani sono massacrati dai mercenari pontifici guidati dal nipote di papa Innocenzo VII

1416: 300 donne accusate di stregoneria sono arse nel comasco per ordine dell’Inquisizione cattolica

1485: 49 persone sono giustiziate per ordine dell’Inquisizione a Guadalupe in Spagna

1485: 41 donne accusate di stregoneria sono bruciate a Bormio per ordine dell’Inquisizione

1486: 31 ebrei sono giustiziati a Belalcazar in Spagna per ordine dell’Inquisizione

1505: 14 donne accusate di stregoneria sono ammazzate a Cavalese su ordine del vicario del vescovo di Trento

1507: 30 persone accusate di stregoneria sono bruciate a Logrono in Spagna per ordine della Santa Inquisizione

1513: 15 cittadini romani sono massacrati dalle guardie svizzere del papa

1514: 30 donne accusate di stregoneria sono bruciate a Bormio per ordine dell’Inquisizione

1518: 80 donne accusate di stregoneria sono bruciate in Valcamonica per ordine dell’Inquisizione

1545: 2.740 valdesi sono massacrati dai cattolici in Provenza

1559: 14 protestanti sono arsi vivi a Siviglia in Spagna su ordine dell’Inquisizione

1561: 2.000 valdesi sono massacrati dai cattolici in Calabria

1562: 300 persone accusate di stregoneria sono arse a Oppenau in Germania

1562: 63 donne accusate di stregoneria sono bruciate a Wiesensteig in Germania su ordine dell’Inquisizione

1562: 54 persone accusate di stregoneria sono bruciate a Obermachtal in Germania su ordine dell’Inquisizione

1567: 17.000 protestanti delle Fiandre sono massacrati dagli spagnoli

1572: 10.000 protestanti (Ugonotti) sono massacrati dai cattolici a Parigi e nel resto della Francia (nota come la Strage di San Bartolomeo)

1573: 5.000 servi della gleba croati in rivolta sono massacrati per ordine del vescovo cattolico Jurai Draskovi

1580: 222 ebrei sono condannati al rogo per ordine dell’Inquisizione in Portogallo

1620: 600 protestanti sono trucidati dai cattolici in Valtellina

1655: 1.712 fedeli valdesi sono massacrati dai cattolici

1680: 20 ebrei sono condannati al rogo a Madrid per ordine dell’Inquisizione

1686: 2.000 valdesi sono massacrati dai cattolici penetrati nelle loro valli alpine per sterminarli

1691: 37 ebrei sono bruciati a Maiorca in Spagna per ordine dell’Inquisizione

1697: 24 protestanti sono giustiziati dai cattolici a Presov in Slovacchia

ANNELIESE MICHEL (1952- 1976): L’ESORCISMO DI EMILY ROSE

•29 febbraio 2012 • 26 commenti

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Questa è la vera storia di ANNALIESE MICHEL

Tutto comincia nel 1968, quando l’allora sedicenne Anneliese Michel, comincia a soffrire di attacchi di epilessia, correttamente diagnosticata dalla Psychiatric Clinic Würzburg.
Purtroppo nessuno si occupa dei feroci periodi di depressione che seguono ogni attacco: la studentessa passa un lungo periodo in ospedale e torna a frequentare la scuola solo nell’autunno del 1970 ( consegue il diploma e, nel 1973, si iscrive all’università per realizzare il suo sogno di diventare maestra delle elementari) ma, causa anche una severa istruzione religiosa, si convince lentamente di essere posseduta.

Anneliese inizia a vedere volti demoniaci durante le sue preghiere quotidiane.
Gli psicologi consultati non riescono ad approdare a nulla e per tre anni la ragazza vive un calvario quotidiano alternando sprazzi di vita “normale” a momenti di sofferenza e disagio psichico, assumendo farmaci psicotropi molto potenti.

Nel 1973 i genitori consultano alcuni Pastori per richiedere un esorcismo che viene rifiutato (invitando la ragazza a diventare più devota).

Nel frattempo le condizioni fisiche e psichiche della ragazza si aggravano e durante tutto il 1974 la povera ragazza assume comportamenti profondamente patologici: dorme sul pavimento, mangia insetti (sino a staccare e ingurgitare la testa di un uccello), beve la sua urina, distrugge dipinti a tema religioso, si lacera i vestiti, digiuna, morde i parenti e si automutila.

Nel settembre 1975 il vescovo di Würzburg, dopo attento esame, assegna ai pastori Arnold Renz ed Ernst Alt l’ordine di iniziare un Grande Esorcismo sulla ragazza secondo il Rituale Romano. Diversi “demoni” si manifestano nella posseduta (Lucifero, Giuda, Caino, Hitler fra i “maggiori”) durante le sedute di esorcismo che spaziano in un lungo periodo di tempo, da settembre al luglio dell’anno seguente, il 1976.
Anneliese subisce fino a due rituali alla settimana durante i quali deve essere tenuta ferma da parecchi uomini adulti. Inoltre nei momenti di lucidità Anneliese non faceva altro che pregare e le continue genuflessioni le causarono la rottura di entrambe le ginocchia 

Anneliese muore il primo luglio 1976, a 23 anni.
Aveva continuato a seguire i rituali fino all’ultimo giorno, un centinaio di genuflessioni.
I genitori e i preti l’avevano forzata al rituale anche se ormai pesava poco più di trenta chili e afflitta da una grave polmonite.
Secondo gli agenti che svolsero le indagini e i medici che passarono al vaglio il caso, un’alimentazione forzata (tramite flebo) avrebbe potuto salvare la vita della giovane.
In tribunale i due preti e i familiari vengono condannati per omicidio dovuto a omissione di soccorso e negligenza: sei mesi di carcere con la condizionale, questo il prezzo della vita di Anneliese.

Negli anni seguenti una Commissione dei vescovi giudicò la ragazza come “non posseduta” ma la poveretta dovette subire ulteriori pene: il cadavere venne riesumato per mostrarne la decomposizione in quanto molti la consideravano ormai miracolata e in grado di sconfiggere anche le normali leggi di decomposizione.
La commissione dei vescovi chiese esplicitamente al Vaticano di abolire la pratica dell’esorcismo ma la Santa Sede si limitò a rispondere con una nuova versione del rituale, la De exorcismis et supplicationibus quibusdam, nel 1999.